A Don Diego gli auguri nostri oltre a quelli del Papa

50° Anniversario Don Diego Semeraro

servo per amore sacerdote dell’uomanita’

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Don Diego Semeraro festeggia oggi i suoi primi 50 anni di sacerdozio, un traguardo importante, ed è proprio nella sua parrocchia che da bambino ricevetti la prima comunione, ricordo il corso di chitarra, il catechismo e ancora oggi… spesso mi capita di tornare in quei locali sottostanti la parrocchia ma questa volta per suonare, qui si respira aria di “famiglia” ed è proprio il salone parrocchiale il luogo in cui il coro polifonico si esercita costantemente sotto la premurosa, attenta e amorevole guida di Angela Lacarbonara.
Nella stessa chiesa mia madre Teresa Gentile ha curato il radiogiornale, il Quotidiano d’informazione di Radio Famiglia, la radio della parrocchia, tanto seguita da tanta gente soprattutto da malati e da anziani costretti in casa, dove oltre la santa messa e il santo rosario veniva “messa in onda” l’informazione, l’almanacco, ricette di cucina e il santo del giorno.

Ancora oggi, puntuale ogni mattina, don Diego ci manda dei messaggi su WhatsApp dove commenta il vangelo del giorno, si, anche questa è evangelizzazione.
Ora insieme a don Diego cc’è anche don Franco suo fratello già parroco della Basilica di San Martino per tanti anni… entrambi cresciuti nella fede di Cristo, amanti della grande musica classica e di tutto il bello che c’è nel mondo.

Dice così Don Diego: Il nostro è stato amore a prima vista. E sono state subito nozze. Siamo insieme da 50 anni, io e la mia parrocchia. Io avevo due anni di Messa e lei, la mia sposa, nasceva proprio in quel giorno, il 13 agosto 1972.
Non c’è amore più grande di questo: dare la vita, ha detto Gesù. E noi ci siamo dati l’un l’altra la vita. Siamo cresciuti ogni giorno insieme, senza perderci di vista neanche per un minuto.
E’ stata una coppia aperta e feconda: nella nostra vita sono entrate migliaia di persone: tutti i parrocchiani e tutti gli amici che a noi si sono avvicinati.
Mi son sentito sempre amato da lei. E l’ho sempre amata. Anzi l’ho voluta bella e
adorna come una sposa (Ap 21, 1)

Il pomeriggio del 2 luglio 1972 mons. Motolese mi telefonò: Vieni, devo dirti una cosa. Mi mandava parroco a Martina nella parrocchia S. Famiglia. Mai sentita prima! Infatti, non esiste ancora, mi disse l’arcivescovo. Mi dava anche il vice parroco, d. Salvatore Ligorio, oggi arcivescovo di Matera, che diventerà sacerdote 11 giorni dopo. Io ero sacerdote da soli due anni e da 18 mesi ero vice parroco nella nuovissima Concattedrale.
Son trascorsi ben 50 anni! Incredibile!
La parrocchia nasceva su territorio in parte della parrocchia di S. Martino e in parte di quello di Cristo Re. La sua sede per 10 anni fu in una sala in fitto in via G. Fanelli.
Per la verità la sala iniziò a funzionare come semplice cappella domenicale fin dal 2 febbraio 72. Se ne occuparono d. Martino Costantini prima e dopo p. Ireneo Quaratino, francescano, ora defunto.
La presa di possesso fu il 13 agosto, di domenica, alle 9 di mattina.
Fu una bella celebrazione presieduta da mons. Motolese, che mi fece le consegne del tabernacolo, della sede presbiterale, del confessionale e delle campane. Il tutto in assoluta semplicità e modestia, basti pensare che le campane erano un… disco.
L’arcivescovo volle che la Congrega dei preti ci mettesse a disposizione gratuita una casa in viale dei Lecci, 23. Ma, essendo ancora senza mobili e suppellettili, per i primi 13 giorni siamo stati ospiti dei PP. Francescani di Cristo Re, che in alcun modo vollero accettare un pur minimo contributo.
Ma dopo alcuni giorni d. Salvatore ed io incominciammo a chiederci se c’era proprio bisogno di istituire una nuova parrocchia, visto che non ci veniva quasi nessuno, neanche la domenica.
Il mistero ci fu svelato di lì a poco: non sapevamo che i martinesi se ne andavano in campagna per tutta l’estate. Ma specialmente, siccome eravamo in una sala a pianterreno di un palazzo, la gente, abituata alle solenni chiese di Martina, era convinta che eravamo protestanti. Tanto più che d. Salvatore e io andavamo (allora, 1972!) in giacca e pantaloni e non in veste talare!
E incominciò la bella avventura: a ottobre il catechismo, i primi catechisti, le prime riunioni con i giovani, in seguito tanti giovani.
Era la decima parrocchia della città.
Per formare l’idea di comunità, ad ottobre uscì il primo numero del bollettino parrocchiale Chiesa in cammino. Venne portato gratis in tutte le case (nelle cassette postali dei palazzi). Da allora, salvo, una breve interruzione, viene sempre stampato e distribuito gratuitamente in tutte le famiglie. Superfluo dire che conserviamo tutti i numeri e che rappresenta se non proprio la storia, sicuramente la cronaca della parrocchia.
Per attirare i ragazzi riuscimmo a comprare un proiettore e ogni lunedì davamo il film (pomeriggio e sera), che prendevamo in fitto dai Paolini di Bari. Fu un successo!, perché la Rai ne mandava in onda solo due la settimana: il lunedì sul primo canale e il mercoledì sul secondo. E non c’erano altri canali, né altre reti televisive. Dopo un po’ dovemmo metterci in regola con la SIAE, che non fece sconti!

Il fitto mensile! E sì, per 10 anni siamo stati in fitto. E i mesi volavano! Subito arrivava l’altro mese. Per pagarlo, l’ultima domenica del mese distribuivamo in chiesa delle buste gialle, ove ognuno poteva mettere quel che credeva. Mentre diverse persone si erano impegnate a darci 1.000 lire al mese (la canzone: Se potessi avere 1.000 lire al mese esisteva già, ma non fu questa ad ispirarci).
Il registro con quei nomi ce l’ho ancora. E rimarrà nell’archivio parrocchiale.
Il catechismo: sabato le elementari (in due turni: alle 14 e alle 15.30) e martedì le medie. Due aule ci furono messe a disposizione dall’ENAIP (di fronte), diretta da Franco Punzi, poi sindaco. Durante il catechismo, per non creare soggezione ai catechisti, d. Salvatore ed io stavamo fuori, facendo finta di niente! Ma che freddo! E qualche volta nevicava!
Eppure, lì, nel bisogno e nella ristrettezza anche di locali (pensare che la prima comunione la facevamo all’aperto, in viale della Libertà, fra le case con i balconi a festa), si è formata la comunità parrocchiale. E in quella sala si son celebrati messe, matrimoni, battesimi, cresime, funerali, si cantava si facevano incontri, si proiettavano films e perfino scenette a carnevale. Ma tutto col non espresso consenso di mons. Motolese, che quando gli chiesi il permesso, mi domandò: Ma durante films e scenette il Santissimo Sacramento dove lo metterete? Mi strinsi nelle spalle: Eccellenza, non c’è altro che il bagnetto (Garantisco che risposi proprio così!) Per cui Gesù rimarrà al suo posto, ma penso che nostro Signore si divertirà pure Lui. Vattene!, mi disse con sorriso complice.

La prima pietra fu posta il 14 maggio 1978. Che gioia! Che speranze! Ma un mio amico sacerdote, ora defunto, incontrandomi a Taranto, mi fece gli auguri e mi abbassò gli entusiasmi: Ci vuole più tempo fra la prima e la seconda pietra che fra la seconda e l’ultima. Mai profezia fu più azzeccata! Infatti la ditta affidataria fallì e si dovette iniziare tutto daccapo.
I lavori furono ripresi tre anni dopo, nell’aprile 1981, dalla ditta Giovanni Corrente e figli, e in 13 mesi fu consegnata. Io dovetti prendermi due anni di pausa dall’insegnamento scolastico, perché gli operai e le maestranze varie volevano sempre sul posto uno cui chiedere. Qualcuno sa come si può vivere due anni senza stipendio?
La nuova chiesa fu benedetta da mons. Motolese il 3 maggio 1982.
Quella sera, era di lunedì per facilitare la presenza dei sacerdoti, la folla era enorme, perché tutta la comunità l’aspettava da 10 anni. Diversi piangevano di gioia e commozione: finalmente, anche noi una chiesa! C’erano tutti i sacerdoti di Martina e di altre parti della diocesi. Entrando in chiesa per la benedizione, mons. Motolese mi disse: E’ tra le più belle chiese che abbiamo costruito in diocesi. Per me era l’avverarsi di un sogno, ma bella proprio no. Era solo un’immensa spelonca disadorna, spoglia di tutto. Ma questo era mons. Motolese: ti tirava sempre su! Poi sull’altare mi sussurrò: Ci vorrebbe un bel mosaico. Infatti la parete, in mattoni rossi, era enorme e desolatamente vuota. Ma lo stesso arcivescovo pensava a un riquadro musivo 4×4. Invece poi è venuto fuori il grande mosaico di ben 400 mq.
Il suolo fu dono del compianto arch. Rosario Marturano, che qui ricordiamo e ringraziamo ancora nei suoi figli Nicola e Angela.
La chiesa fu costruita col contributo dell’Arcidiocesi, dello Stato (allora era previsto), del Comune di Martina (per la legge Bucalossi) e del Popolo: con i miei collaboratori in un anno raccogliemmo fra la gente, e fra i negozianti di Martina, ben 200 milioni di lire! Il nostro grazie si rinnova ora, qui!
Anche quei nomi sono tutti in archivio. Oltre che nel cuore di Dio. Come sono nella riconoscenza comune i tanti che hanno offerto tempo, manodopera, materiali, mezzi meccanici, denaro (molto o poco) e le mille cose di cui si compone una chiesa. Quanta generosità, che ancora continua in questi anni! Quanto amore per la nostra chiesa perchè sia sempre bella.
La fiducia nella Provvidenza di Dio e nella generosità di tutti non sono mai mancate. Ci eravamo proposti il motto: Iniziamo senza soldi, finiremo senza debiti.
A tutti la mia, la nostra (cioè, di tutti) riconoscenza e il ricordo delle generazioni che verranno.
Il primo inverno nella nuova chiesa fu durissimo. La chiesa era terribilmente fredda e rivolta a tramontana. Mi avevano detto che, avendo la copertura in legno, sarebbe stata calda. E invece non riuscivo a congiungere pollice e indice per prendere le ostie e fare la comunione, tanto era il freddo. Pensare che alcune persone anziane rimanevano a Messa con la coppola in testa. Ma venivano.
Pensammo perciò all’impianto di riscaldamento. Una spesa rilevante, perché occorreva un impianto di notevoli capacità. Ma fu una spesa ben riuscita. Infatti l’impianto è ancora ottimamente funzionante. Sempre con totale fiducia nella Provvidenza di Dio e nel cuore dei fedeli.
Proprio in quei giorni morì improvvisamente papà.
La domenica seguente, di notte, vennero a rubarci la questa domenicale. E così iniziavamo davvero senza soldi!

Alcuni anni dopo (nel 1985) abbiamo la curia costruì la casa parrocchiale. Mentre, negli anni 1987-88 pensammo noi stessi a costruire in economia e con mille sacrifici, le aule per il catechismo e per le altre attività pastorali. Giravo per i cantieri e chiedevo se erano rimasti rubinetti, sanitari, maniglie, sabbia, calce, e perfino mattoni: ecco perché alcune aule hanno il pavimento assortito e colorito.
Mi è stato sempre accanto l’ing. Giovanni Nasti, con la sua opera e i suoi consigli. A sua volta ha impegnato il suo Studio, in primis l’ing. Mario Semeraro. E’ suo il progetto della casa parrocchiale, delle aule, della sistemazione dell’organo e più tardi dell’elegante sagrato. E’ stato tutto suo dono, perfino i bolli per le varie domande al Comune.

E così pensammo ad adornare la sposa di un bel vestito. Quell’immenso muro in mattoni rossi faceva davvero paura, era proprio brutto. Come riempirlo?
Invitai un’iconografa russa, per un’eventuale grande icona, mi consigliò invece un mosaico. Del resto era stato il suggerimento di mons. Motolese. E così pensai al mosaico.
Quando lo dissi al Consiglio Pastorale, la prima domanda che mi fecero fu la più scontata e la più -da me- attesa: E i soldi dove li prendiamo?
Da quella sera in poi ho sempre chiesto ai miei collaboratori (di qualunque settore) di non presentarmi mai anche in seguito- i problemi, visto che penso di conoscerli anch’io, ma di portarmi solo soluzioni.
E, a mia volta, diedi la risposta più scontata: Lo diremo in chiesa domenica prossima. Ma senza petulanza: solo l’annuncio e una sola volta. Chi vorrà collaborarvi, troverà il modo di farsi avanti. Con tanta fiducia nella Provvidenza di Dio.
Ricordai che il nostro stile: Iniziamo senza soldi e finiremo senza debiti. E così si doveva continuare. Non ci è stato dato di vedere mai delusa questa fiducia.
E così è stato. E’ stato sempre così, fino ad oggi. E abbiamo così fatto anche la casa parrocchiale, le aule per il catechismo, l’impianto di riscaldamento, l’organo, le vetrate, il sagrato, la copertura in rame del tetto, ecc.
Non abbiamo mai chiesto, né accettato soldi pubblici.
Precisiamo: il tutto è stato fatto con il libero e volontario contributo di chi ne ha condiviso l’idea. Non abbiamo estorto nulla a nessuno. E nemmeno semplicemente chiesto. La gente ormai sapeva e si regolava a riguardo. Chiunque ha pensato che sarebbe stato meglio dare i propri soldi ai poveri, ha potuto farlo.
Per parte nostra, qualunque bisognoso (di quelli veri, ovviamente!) abbia bussato alla parrocchia, è stato sempre aiutato; nessuno è mai tornato indietro a mani vuote.
A questo proposito, nel 1999, alla vigilia dell’Anno Santo, pensai a un cesto da porre, nei giorni festivi a fine messa in fondo alla chiesa, per i poveri della settimana e per altri casi acuti, dove la questione non è di dare qualche lira o qualche euro. Doveva rimanere per tutto l’Anno Santo. E invece è continuato.
Ovviamente non posso dire qui in pubblico quanto si è raccolto in quasi 13 anni: arriverebbero altre lettere per scroccare Il tutto è, come per l’intero bilancio parrocchiale, portato a conoscenza del Consiglio parrocchiale per gli affari economici, che l’approva e poi è inviato alla Curia Arcivescovile. Posso solo dire che ad oggi abbiamo fatto interventi (alcuni molto consistenti, per malattie, povertà, aiuto a famiglie in cui è morto il capofamiglia) per 43.089,22 euro. Tutti ovviamente coperti dall’assoluto segreto per l’onorabilità delle persone
Il cesto dei miracoli (l’abbiamo chiamato così) fa miracoli, il primo dei quali è che ognuno sa di dover condividere con altri di cui non saprà mai il nome. Ma il Padre che vede nel segreto, ricompenserà (Mt 6, 1-6)

A chi rivolgersi? Chi faceva mosaici? L’iconografa russa mi aveva parlato di artigiani mosaicisti di Roma, di cui aveva visto i mosaici della chiesa ucraina di Via Boccea. Ma non sapeva che il nome di uno: Carlo. Andai a Roma, alla chiesa ucraina. Incontrai mons. Koma, ex segretario dell’eroico card. Slipij (per anni nelle carceri sovietiche, liberato grazie alle pressioni di Paolo VI), aveva la sua sede in questa Chiesa in via Boccea, come con cattedrale in esilio. Anche lui li aveva persi di vista. Mi diede qualche pista. Ma fu una caccia al tesoro. Finalmente incontrai Marco Monticelli (ora defunto) e Carlo Meloni, impareggiabile mago dell’opera musiva, le cui opere sono in tutti e cinque i continenti. Per i cartoni (disegni) si servivano dell’ing. Guido Veroi, insigne medaglista, scultore, pittore e docente alla Zecca di Stato. Con Monticelli andammo a trovarlo e si disse felice di lavorare a questo grande progetto.
Una stretta di mano, come si faceva un tempo, bastò. Era il 1989. E così iniziò anche questa avventura che è durata, in grande armonia, 13 anni. Quasi ogni anno veniva collocata una nuova sezione di mosaico.
Sul Mosaico abbiamo registrato l’interesse di tanta stampa. Tanti articoli, che ovviamente conserviamo in archivio. Non solo la stampa locale e regionale. Vanno ricordato il bell’articolo in Terza Pagina dell’Osservatore Romano (che riproduciamo a parte) e il grande servizio di FAMIGLIA CRISTIANA, che fece conoscere il mosaico dappertutto. Numerose arrivarono le lettere da ogni parte d’Italia. Ma anche numerose richieste di soldi da parte di approfittatori da tutta Italia, sempre in agguato. Come so che erano approfittatori? Perché di ogni richiedente ho chiesto informazioni ai rispettivi parroci e anche ad alcuni sindaci di tutta Italia non si sa mai fossero stati davvero bisognosi E invece, erano scrocconi!
L’ing. Guido Veroi mi ha consegnato tutti i cartoni con i disegni dell’intero mosaico, che ovviamente conserviamo gelosamente, perché sono dei veri quadri d’autore. Molti sono esposti in una delle sale parrocchiali.
Come anche è in archivio tutta la corrispondenza, perfino cartoline di saluti e auguri, fra me e Marco Monticelli, Guido Veroi e Carlo Meloni.

E conserviamo la lectio magistralis che mons. Pierino Tamburi, insigne iconografo, archimandrita e parroco della cattedrale cattolica di rito ortodosso di Lungro ha tenuto in parrocchia per l’inaugurazione.

La Chiesa si è poi impreziosita della Via Crucis; delle belle statue lignee di maestri altoatesini e trentini; delle vetrate, del nuovo altare in pietra (ancora dell’ing. Guido Veroi), del sagrato, dell’organo a canne dove Giovanni Consoli ha messo molto più di quello pattuito. Un bel mattino di una domenica di novembre 1997 trovo la sorpresa: metà chiesa allagata: la copertura in tegole canadesi del tetto aveva ceduto, spaccata dal sole e dal gelo. Fu terribile. Battevo come una foglia. Diversi fedeli mi aiutarono ad asciugare il pavimento. Ma bisognava provvedere. L’ing. Nasti le tentò tutte: guaina liquida, silicone, altri ritrovati: niente! Per cui prendemmo la decisione più radicale e definitiva. La copertura in rame, con una spesa rilevante, anzi: impressionante! Ma abbiamo risolto definitivamente il problema.
Infine nel 2008 abbiamo fatto il nuovo altare, più consono al presbiterio col mosaico; sempre su disegno di Guido Veroi. E’ in pietra viva di Martina. Appena possibile, nello stesso stile faremo la sede presbiterale, l’ambone e il tabernacolo
Grandi realizzazioni sono state la VIA CRUCIS VIVENTE e RADIO FAMIGLIA.
La prima l’abbiamo portato avanti per 25 anni di fila. Fino a quando ci siamo dovuti arrendere alla denatalità (occorrevano almeno 100 attori!) e alla sempre più diffusa frequenza universitaria, che ci toglieva i giovani più grandi. E ancora oggi nelle nostra parrocchie è difficile trovare giovani in età universitaria, son quasi tutti fuori.. La seconda, Radio Famiglia, è andata avanti 10 anni. Poi, per gli stessi motivi della Via Crucis vivente, per i costi di gestione, per le tasse statali sempre più elevate, per la SIAE e con il calo d’interesse alle radio locali dovuto all’arrivo di nuove tecnologie (computers e altro), abbiamo dovuto ritenere conclusa l’esperienza.
Ma sono stati 10 anni belli e intensi: quanti giovani e adulti hanno fatto delle trasmissioni anche di pregio, non solo di canzonette: storia locale, arte, scienza, bibbia, letteratura… E tutte quelle cassette registrate? Nessuna buttata: è tutto in archivio!

Il Coro Polifonico, voluto da me e da Michela Mastro (ora musicista a Vienna), incontrò subito entusiasta risposta e molti coristi sono ancora in servizio attivo. E’ ora magistralmente e con passione diretto da Angela Lacarbonara, coadiuvata all’organo da Anita Mastrovito e Alessio Caroli. E’ una delle belle realtà della parrocchia: un vanto! E’ composto da circa 36 elementi. Cura le celebrazioni dell’anno liturgico e ci offre concerti di canto con bellezza e intelligenza.
Il Coro dei giovani, voluto da Monica Simeone. E’ andato sempre più crescendo in qualità e in numero, ora sono in 26: l’attività è prevalentemente liturgica, ma anche in certo senso concertistica.
La Liturgia è stata sempre molto curata e partecipata, grazie ad un nutrito numero di ministranti (fra adulti, giovani e ragazzi), organisti, cantori, lettori.
Vogliamo ricordare in particolare l’esperienza dei giovedì di Adorazione. Ormai da sei anni ogni giovedì alle 19 (eccetto i mesi estivi) c’è un’ora d’intensa preghiera davanti al SS. Sacramento. Ci è riuscito di trovare la formula buona. E’ un appuntamento amato, desiderato ove mediamente partecipano circa 400 persone.
Vanno ricordate le due venute del Quadro della Madonna, da Pompei. Come non ricordare d. L’Arco (ora defunto), mons. Cuomo e mons. Matrone, ai quali da allora mi lega un’intensa amicizia? Mons. Cuomo, poi, mi fornisce ogni anno i suoi splendidi versi in dialetto napoletano, in occasione del Natale: io vi aggiungo la musica e il coro polifonico l’esegue.
Altri momenti intensi sono state le Missioni Cittadine: in questi 40 anni se ne son fatte diverse. Le prime due, rispettivamente con i PP. Cappuccini e con i Frati Minori, furono fatte negli anni in cui eravamo in via Fanelli. Ancora: le Settimane della Fede. E poi le visite delle statue argentee dei SS. Patroni Martino e Comasia e dell’antica statua della compatrona la Madonna della Sanità.
In questi anni la parrocchia ha percorso la strada dell’adozione a distanza. Ma con una particolarità. Adottiamo non bambini, ma quattro giovani, fra cui due seminaristi, cui paghiamo gli studi fino alla laurea, o al sacerdozio. Sono giovani della Missione di P. Push, in India, stato dell’Ambra Pradesh. Già ci sono stati i primi laureati e i primi sacerdoti. Questa adozione è stata affidata ai gruppi che settimanalmente si riuniscono: al termine dell’incontro ognuno lascia in un cestino una moneta ogni volta.
Ormai famose e attese le sere di Maggio. Ore 20.30: Rosario e fiaccolata intorno alla chiesa con sosta nella villa retrostante. Tanti adulti e giovani. Ma specialmente tanti bambini che al termine sgomitano per arrivare per primi al panino con la mortadella, ma alla focaccia o gelato.

E’ alla sua XII edizione. Fu voluta da Franco Mastromarino (deceduto in un incidente stradale), e nel suo nome viene continuata. E’ un’intera giornata domenicale di fine maggio, a conclusione dell’anno pastorale, di giochi all’aperto, caccia al tesoro, S. Messa, pranzo in comune nel salone parrocchiale e serata di musica in piazza. Attira molti ragazzi, giovani e intere famiglie, ma che specialmente vede un nutrito gruppo giovanile per alcuni mesi impegnato a progettarla, vivacizzarla e reperire… i fondi per le spese.

GLI ARCIVESCOVI

Mons. GUGLIELMO MOTOLESE, di venerata memoria, è il fondatore della parrocchia. Ha sostenuto il peso della costruzione della nuova chiesa e l’ha benedetto il 3 maggio 1983. L’ha poi consacrata il 29 dicembre dello stesso anno. E’ stato da noi innumerevoli volte. Come non ricordare il suo sorriso e il suo stile signorile e paterno?

Mons. SALVATORE DE GIORGI, oggi cardinale, nel suo breve episcopato a Taranto, è venuto molte volte in parrocchia. Quando si trovava a Martina, arrivava improvvisamente, per fare una visita. E’ tornato ancora da arcivescovo di Palermo e da cardinale. E aprirà la settimana celebrativa dei 40 anni della parrocchia.

Mons. BENIGNO PAPA, nel suo lungo episcopato e venuto infinite volte. Ha fatto anche due visite pastorali, incontrando i collaboratori, le due case religiose (Figlie di S. Anna e Figlie di M. Ausiliatrice), e anche le numerose scuole ubicate nel territorio parrocchiale.

Mons. FILIPPO SANTORO, è nostro arcivescovo dal 5 gennaio di questo 2012, ma è venuto già una volta in parrocchia e chiuderà la settimana che ricorda i 40 anni della parrocchia.

Con tutti vi è stato un rapporto filiale e amichevole, sempre attenti e premurosi circa la vita della parrocchia. Ho un felicissimo ricordo di tutti.

Oltre al parroco, in questi 50 anni si sono avvicendati diversi sacerdoti, tutti alle prime esperienze pastorali , che in seguito hanno avuto responsabilità dirette. Ricordiamoli tutti. Ho già menzionato il primo e più illustre, D. Salvatore Ligorio, oggi benamato arcivescovo di Matera, poi d. Antonio Schena, d. Vincenzo Conserva, d. Carmine Agresta, d. Santo Guarino.
Un pensiero particolare va a mons. Giuseppe Lanzetta, per tutti semplicemente d. Peppino, che dopo tanti e prestigiosi incarichi nella sua diocesi di Nocera Inferiore, si è trasferito da oltre tre anni a Martina per stare con la sorella. E’ un sacerdote prezioso: la parrocchia e io personalmente, gli siamo grati e riconoscenti specialmente per il servizio delle confessioni e di guida di anime. Nel confessionale trascorre lunghe ore. Grazie alla perenne giovinezza propria dei sacerdoti di lungo corso!
E’ doveroso ricordare qui i Missionari della Consolata, sempre disponibili. In particolare chi ha dedicato, non aiuti occasionali, ma un aiuto più a lungo: P. Luigi Manco, P. Pino Ettorri (prematuramente scomparso), P. Vittorio Gatti e P. Pino Galeone.
Nella nostra chiesa diverse Suore Figlie di Maria Ausiliatrice hanno emesso la loro Professione Solenne, mentre d. Pasquale Morelli ha ricevuto l’Ordinazione Sacerdotale

Sono venute a visitare la nostra chiesa i Cardinali:

Jean Marcel Honorè, arcivescovo di Tours

Vincenzo Fagiolo, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi

Salvatore De Giorgi, arcivescovo di Palermo (ha anche celebrato)

Virgilio Noè, arciprete della Basilica Vaticana

Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna

Cahal B. Daly, primate emerito d’Irlanda

François X. Nguyên Van Thuân, Presid. Pont. Consiglio Giustizia e Pace (morto in concetto di santità)

Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura (ha anche celebrato)

Joseph Tomko, Presidente Pontificio Consiglio per i Congressi Eucaristici

Telesforo Toppo, arcivescovo di Ranchi, India (ha anche celebrato)

Angelo Amato, ora prefetto della Congregazione dei Santi

Inoltre:

Sua Beatitudine Nerses Bebros XIX, Catholicos Patriarca di Cilicia degli Armeni.

Numerosi arcivescovi e vescovi:

Mons. Mihaita Nifon, arcivescovo ortodosso di Slobozia e Calarasi, Romania;

Mons. Alberico Semeraro, vescovo di Oria;

Mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra;

Mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Scutari, Albania;

Mons. Piero Marini, maestro delle celebrazioni papali;

Mons. Oscar Rizzato, elemosiniere di Sua Santità;

Mons. Sergio Pagano, insigne studioso e prefetto dell’archivio segreto vaticano;

Mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia;

Mons. Domenico Vacchiano, arcivescovo prelato di Pompei;

Mons. Ennio Appignanesi, arcivescovo di Potenza;

Mons. Salvatore Ligorio arcivescovo di Matera;

Mons. Pietro Fragnelli, vescovo di Castellaneta;

Mons. Martino Scarafile, vescovo emerito di Castellaneta;

Mons. Ercole Lupinacci, vescovo eparca di Lungro;

Mons. Mariano Magrassi, abate di Noci, poi arcivescovo di Bari;

i Rev.mi Padri Custodi del Santo Sepolcro in Terra Santa: p. Giovanni Battistelli e p. Giambattista Pizzaballa.

Fra gli illustri visitatori il prof. Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, che rimase particolarmente colpito dall’opera musiva: A chi è venuta in mente questa pazzia? disse ammirato appena entrato in chiesa. E sul registro delle visite ha lasciato scritto Affascinato dalla vostra mania.

Questa parrocchia, come già detto, nacque da territori appartenenti alle parrocchie di S. Martino e di Cristo Re. Al suo inizio, nel 1972, contava 3.150 abitanti. Man mano che si costruivano i nuovi palazzi, è arrivata a 7.000 abitanti. Ora ne conta 6.000, perché, a sua volta, ha contribuito alla nascita della nuova parrocchia del Divin Amore. Per cui anche il territorio, che prima arrivava fino al parco comunale Le Pianelle (18 Km), oggi termina con via Crispiano (lato sinistro andando verso Crispiano).
Mi fermo qui. Avrei potuto continuare ancora. Mi son limitato a pochi dati e ricordi, affinché non vadano perduti. In archivio c’è tutto: documenti, lettere, autorizzazioni comunali e diocesane, preventivi, fatture, ricevute che riguardano la costruzione, la ristrutturazione, i rifacimenti, la manutenzione dell’intero complesso.
Chi un giorno avrà interesse e tempo, potrà trovare anche tutte le bollette di luce, telefono, gas, le ricevute di acquisto della cera, carta, ecc. Dall’inizio ad oggi.
In queste pagine, perciò, non c’è tutto. Il tutto è nel cuore di Dio. E chiunque ha contribuito, ha ritenuto sommo onore l’aver potuto fare qualcosa per il Signore, che vede e gradisce ciò che è stato fatto nel segreto dell’anima, senza suonare la tromba davanti a sé, in modo che la sinistra non abbia potuto accorgersi di ciò che ha fatto la destra.
La comunità è man mano sempre più cresciuta in attaccamento, consapevolezza, corresponsabilità, condivisione. Ma anche nella formazione cristiana e nella preghiera. Oggi ci sono tanti gruppi e tanta, tanta collaborazione, in ogni settore: arrivo a contare ben 189 collaboratori. Se poi li moltiplico per gli anni
Sono: consiglio pastorale, catechisti, oratorio, ministri straordinari della Comunione, ministranti, lettori, organisti, coro polifonico, coro giovanile, caritas, gruppo S. Marta (pulizia della chiesa), consiglio per gli affari economici, giovani, giovani-adulti, Festa in Famiglia.
Senza di loro, questa parrocchia oggi avrebbe un volto ben modesto!
Come una grande orchestra abbiamo eseguito la nostra più bella sinfonia a gloria e lode di Dio Trinità e della S. Famiglia. Altri dopo di noi continueranno a tener in vita l’orchestra, per eseguire sempre nuove armonie e nuovi inni a Dio.
In tutti questi 40 anni e oltre ho avuto il dono di incontrare sempre splendide persone con cui ho lavorato in assoluta armonia e passione. Al punto che, a distanza di tanti anni, ho ancora la gioia della loro amicizia.
Ringrazio quanti, in segno di profonda amicizia, mi hanno offerto anche suggerimenti, aiuti, osservazioni, rilievi critiche.

Cinquant’anni bellissimi, intensi.

Quella bambina che nasceva il 13 agosto 1972. ora si è fatta davvero

BELLA E ADORNA COME UNA SPOSA

Grazie.

D. Diego Semeraro

Una risposta a “A Don Diego gli auguri nostri oltre a quelli del Papa”

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