Liturgia e meditazione del giorno

XIII Domenica del Tempo Ordinario

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme
e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
E si avviarono verso un altro villaggio.
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa».
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
———————————-

San Giovanni XXIII (1881-1963)

« Quando viene la sera, dà a noi la luce. » Signore, giungiamo alla sera. Sono nel settantaseiesimo anno di questa mia vita, che è stata un gran dono del Padre celeste. Tre quarti dei miei contemporanei sono passati sull’altra riva. Occorre quindi che, anch’io, mi tenga pronto per il gran momento. Il pensiero della morte non mi preoccupa. (…) La mia salute è eccellente e ancora robusta, ma non devo fidarmi di questo; voglio tenermi pronto a rispondere « presente » ad ogni chiamata, anche improvvisa. La vecchiaia – che è anch’essa un gran dono del Signore – deve essere per me motivo di silenziosa gioia interiore, e di abbandono quotidiano al Signore, verso il quale sono rivolto come un bambino verso le braccia aperte di suo padre.

La mia umile e ora lunga vita è trascorsa come una matassa, all’insegna della semplicità e della purezza. Non mi costa niente riconoscere e ripetere che sono e valgo soltanto un bel nulla. Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato a tutto. Io, ho lasciato fare a lui. (…) È proprio vero che « la volontà di Dio è la mia pace ». E la mia speranza sta interamente nella misericordia di Gesù. (…)

Penso che per la mia completa mortificazione e purificazione, per ammettermi alla sua gioia eterna, il Signore mi riservi qualche grande pena o afflizione del corpo e dello spirito prima di morire. Ebbene, accetto tutto e di buon cuore, purché tutto serva alla sua gloria e al bene della mia anima e dei miei cari figli spirituali. Temo la debolezza della mia resistenza, e lo prego di aiutarmi, perché ho poca, anzi nessuna fiducia in me stesso, ma ho una fiducia totale nel Signore Gesù.

Ci sono due porte per il paradiso: l’innocenza e la penitenza. Chi può pretendere, come uomo povero e fragile, di trovare spalancata la prima? Invece la seconda è del tutto sicura. Gesù è passato da quella, con la croce in spalla, in espiazione per i nostri peccati e ci invita a seguirlo.

——————————————————–